LA DEGUSTAZIONE CONTRO L’OMOLOGAZIONE
DEL GUSTO
«IL GRILLO»

Il 2 Novembre 2016 Il Comitato Nazionale Vini ha approvato la
modifica del disciplinare della Igt “Terre Siciliane” che esclude la possibilità, dalla vendemmia 2017, di produrre ed etichettare vini Igt Grillo e Igt Nero D’Avola, varietà che troveremo esclusivamente in bottiglie a Denominazione di Origine Controllata (Doc).

Noi siamo fortemente contrari e per questo abbiamo organizzato una serata molto speciale al ristorante Lognina. Una bella cornice di appassionati, 5 fuoriclasse dei vini che piacciono a noi, Nino Barraco, Alessandro Viola, Aldo Viola, Vincenzo Angileri Viteadovest, Roberto Tranchida DueDei, ospiti come Vittorio Cardaci della FISAR Delegazione di Catania, Alberto Buemi dei Bevitori Indipendenti, giornalisti e il protagonista della serata il “grillo”. Un momento non solo di piacere perchè abbiamo degustato grandi vini prodotti da uve “grillo”, ma anche un momento di confronto e per qualcuno di sana protesta per cercare nel nostro piccolo di non perdere l’opportunità di comunicare, gridando, il concetto di tradizione e territorialità della nostra splendida Sicilia.
Nino Barraco
“Il Grillo nasce dal punto di vista enologico e commerciale a Marsala e
come sempre è stato un vitigno che si presta ad una vinificazione
ossidativa. E credo sia giusto mantenere una certa storicità e una certa
vocazione ossidativa quanto meno nel terroir di Trapani e Marsala”.
Con il recente obbligo di poter dichiarare il vitigno Grillo in etichetta solo
se il vino è Doc Sicilia non consentiamo più ai produttori di questa parte
della Sicilia Occidentale di valorizzarlo in questo territorio cancellandone
anche una certa storicità e vocazione.
Costringendomi a fare Doc Sicilia, la mia identità di vignaiolo marsalese è
intaccata perché anche se volessi fare un Grillo con la Doc Sicilia, il mio
modo di vinificarlo secondo la nostra tradizione non mi permetterebbe di
avere il marchio Doc perché il disciplinare non contempla le versioni
ossidative.
Le nuove regole non mi lasciano la possibilità di indicare il nome del
vitigno in etichetta che per me è un fatto importantissimo. Sono costretto
a fare la Doc Sicilia tradendo così un’identità che mi ricollega al mio
territorio. Assieme ad altri marsalesi dobbiamo tirare fuori l’orgoglio del
proprio territorio. Fare un Grillo nello stile ossidativo come è nella nostra
storia. Fare un perpetuo pre-british, per esempio, ovvero senza uso di
mistella, senza farne quindi un Marsala. Attenti, questi vini ossidati di cui
parlo sono sempre più richiesti dal mercato. La mia esperienza di questi
mesi e anni recenti mi porta a queste considerazioni. E sarebbe un errore
tradire la nostra identità e la nostra storia.
Se c’è la volontà di comunicare e collaborare, i problemi si risolvono
sempre. E allora dico: o creiamo una sorta di sottozona che tuteli il Grillo a
prescindere dalla Doc Sicilia, o addirittura cambiamo nome a questo
vitigno e lasciamo il Grillo solo alla provincia di Trapani.

Fino a pochi anni fa nessuno se lo filava, ora in cinque-sei anni è scoppiato
il putiferio. Chi è autorizzato a imbottigliare fuori dalla Sicilia lo potrà fare
ancora, sfruttando il Grillo e inserendolo in etichetta purché sia Doc Sicilia.
Ripeto: non va bene. Mi sta bene che tutta la Sicilia lo adotti. Ma vorrei
che fosse tutelata anche la mia identità. Anzi lancio un appello alle
aziende marsalesi e trapanesi per capire se è una esigenza mia o di tutto
un territorio. Se qualcuno la pensa come me si faccia avanti”.
Inoltre assaggio tanti Grillo e noto che molte vinificazioni non sono
guidate dalle caratteristiche del vitigno ma dal desiderio di inseguire altri
modelli come quello del Pinot Grigio e di altri vini del Nord Est”.
Ma un vino lo fa il mercato. Se piace così…
“Attenzione, così inseguiamo una moda e le mode prima o poi sono
destinate a finire e ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano. Io
faccio Grillo dal 2004 e devo tutto, come penso molti produttori della mia
zona, a Marco De Bartoli. Il suo Grappoli del Grillo e il suo Vecchio
Samperi hanno spianato una strada che già allora era moderna e
visionaria. Questi due vini hanno radici antiche e sono modernissimi. È la
nostra storia”.
Ed il Grillo per te che caratteristiche deve avere?
“Al naso note intense di agrumi, ma anche sentori di cedro e mandorla. Ed
anche nocciola tostata. Per me sono le note principali poi possiamo
trovare talvolta anche fiori di zagara, ma queste tre note non devono
mancare mai. Al palato mi piace sentire soprattutto la parte salmastra e
talvolta salina. Oltre ad avere una struttura che non è mai banale”.
http://www.cronachedigusto.it

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