A metà Cinquecento, quando la Sicilia era uno dei domìni dell’Impero spagnolo di Carlo V, lo storico sicilianoTommaso Fazello dedicava la prima parte della sua storia (il De rebus Siculis decades) alla geografia storica dell’isola. La sua descrizione conferma molti degli aspetti rilevabili per l’età sveva, e osserva pure alcuni successivi elementi meno favorevoli del paesaggio agrario e del lavoro, anche in rapporto alle possibilità di sfruttamento dei territori. Il Vallo di Mazara, notava preliminarmente, era “fertilissimo nel produrre frumento e altre sorte di biade, e vino e olio e miele ottimo, abbondantissimo di pecore, di buoi, di armenti di grosso bestiame”; il Val di Noto ha “monti molto più piccoli che gli altri di Sicilia, le campagne piene di sassi; ma con tutto ciò assai fertili e grasse e molto erbose, onde i greggi e gli armenti hanno che pascere abbondantemente. È molto copioso di grano, di vino, di miele e di bestiame”; il Val Démone “è pieno di altissimi monti, di balze, di colli, continuati e procedenti l’un dopo l’altro, di grandissime selve e di fortissimi boschi, ed è di sito più alto e più elevato degli altri [Valli]. Onde avviene che è povero di frumento e di ogni altro genere di biade, ma molto abbondante d’olio” (Tommaso Fazello, 1560, decaI, X, 1, 2, 3).

Si fa un gran parlare di recente, di tornare alla suddivisione della Sicilia in tre valli per il rilancio del turismo con produzioni di eccellenza enogastronomica conosciute a livello mondiale e itinerari unici.

Come riportato in un articolo del Gambero Rosso dello scorso febbraio l’idea è stata presentata dall’assessore regionale al Turismo, Anthony Barbagallo, offrendo dei percorsi turistici legati all’enogastronomia e al territorio, il tutto reso possibile grazie a un accordo con l’associazione internazionale Slow-food.
Quest’idea in Valigia di Bacco la  “coltiviamo” da diversi mesi e da gennaio di quest’anno abbiamo impostato le carte vini dei nostri clienti partendo proprio dall’antica suddivisione in valli  che hanno al loro interno diverse eccellenze come l’Etna DOC della Val Demone, il Cerasuolo di Vittoria e il Moscato Passito di Siracusa e Noto della Val di Noto, Il Grillo e il Nero D’Avola della Val di Mazara e via così.
Ci piace molto l’idea. Appartenenza,  caratteristiche precipue delle produzioni legate al territorio, riscoperta di antichi valori sono parte integrante della nostra filosofia sempre alla ricerca di buoni vini siciliani fatti con amore e passione “artigianale”.
Le nostre selezioni in Valli.
VAL DEMONE
Etnella – Passopisciaro (CT)
Barone di Villagrande – Milo (CT)
Benanti – Viagrande (CT)
Crasa’ SRC – Randazzo (CT)
Quantico – Linguaglossa (CT)
Scirto – Passopisciaro (CT)
Vivera – Linguaglossa (CT)
Valenti – Passopisciaro (CT)
VAL DI NOTO
Biscaris – Acate (RG)
Fausto Mansio – Siracusa (SR)
Feudo Luparello – Pachino (SR)
Feudo Santa Tresa – Vittoria (RG)
Cantina Marilina – Pachino (RG)
VAL DI MAZARA
Aldo Viola – Alcamo (TP)
Alessandro Viola – Alcamo (TP)
Barone di Serramarrocco – Erice (TP)
Barraco – Marsala (TP)
Bosco Falconeria – Partinico (PA)
Francesco Guccione – Monreale (PA)
Gueli – Grotte (AG)
Funaro – Santa Ninfa (TP)
Dose Tierras – Petrosino (TP)
Viteadovest – Marsala (TP)
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4 thoughts on “La Sicilia e i suoi tre Valli

  1. C’è un grosso e grossolano errore !!!! Non sono LE valli (al femminile) bensì I valli (al maschile) come il Vallo di Adriano, per fare un esempio !!!!!!! Credo che l’articolo vada corretto immediatamente !!! Questo errore è commesso fin troppo spesso; è ora di chiarire.

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